Stambecchi e momenti


Leggevo da qualche parte, giorni addietro: viviamo esclusivamente nel presente, il passato esiste nei ricordi, il futuro nell’immaginazione.
Eppure, il passato e il futuro ci condizionano ogni istante del presente.
Il simbolismo biblico dell’aver mangiato la mela dall’albero della conoscenza, ovvero l’aver perso lo stato animale, appare veramente una condanna senza appello.
Una volta in montagna ad una svolta del sentiero, a picco su una gola, mi fermai ad osservare dall’altro lato, su una parete alta più di un centinaio di metri, una famiglia di stambecchi: un grosso maschio, una femmina, due giovani e due piccoli. Si muovevano su quella parete verticale sfruttando esigui passaggi, con una sicurezza affascinante. Ad un certo punto i piccoli scoprirono un gioco: con un saltino colpivano qualche sasso posto sull’orlo del baratro facendolo precipitare e si affacciavano seguendolo nella caduta.
Inutile dire che ogni volta rischiavano di cadere insieme al sasso. Il resto del branco, fra cui la madre, erano assolutamente indifferenti, continuando a strappare ciuffi d’erba e masticare, sotto i primi raggi del sole che avevano raggiunto il costone su cui si trovavano.
Non è che stambecchi e camosci non cadano e non muoiano, in montagna. Certo hanno un’agilità e una sicurezza incredibile, ma anche a loro capita di sbagliare e di cadere. Pensavo: posso capire i piccoli, che sono incoscienti, ma gli adulti del branco?  Eppure erano completamente indifferenti. Fino a che i piccoli non si stancarono del gioco e si tolsero dalla situazione di pericolo nessuno fece nulla per richiamarli.

Io, a guardarli ero in tensione. Mi aspettavo da un momento all’altro la caduta mortale e tirai un sospiro di sollievo quando si allontanarono dalla stretta cengia su cui stavano giocando quel gioco mortale.
Non c’entra l’istinto paterno. Io mi preoccupavo per i piccoli di stambecco, gli stambecchi no.
Perché?

Penso che sia perché loro vivono assolutamente nel presente. Conoscono i pericoli, ma li accettano e ci convivono. La paura della morte non ne condiziona l’esistenza. Se possono la evitano nel momento in cui ne hanno la percezione. Ma non immaginano una situazione in cui potrebbero verificarsi condizioni mortali. Non prefigurano possibilità.
La conoscenza. Ovvero il chiedersi, il domandarsi, il rispondersi con un ventaglio di possibilità, l’esaminare le potenziali varianti. Imparare dall’esperienza (quindi rivolgersi al passato).
E’ tipicamente, fortemente, umano.
Forse non solo umano, anche animali evoluti lo fanno, ma in misura molto molto minore.

Beh a volte vorrei essere come quegli stambecchi.
Non pensare al passato né al futuro. Vivere semplicemente il presente.
A volte ti arrivano cose dal passato che riescono a ferirti come se avvenissero nel presente. Anche se con il tuo presente non hanno nulla a che vedere.
A volte proietti nel futuro tue ipotesi che poi magari si riveleranno del tutto irrealistiche e che pure al momento ti fanno soffrire come fossero assolutamente vere.

Ma anche i bei ricordi, e i sogni belli, d’altro canto sono un dono di questa capacità. Lo so.
Ma questo è un periodo in cui non vorrei averla.


L’immagine è proprio di quel momento di cui scrivo. Oltre ai tre stambecchi adulti sopra, se ne intravede un quarto in basso. Un quinto è fuori campo. L’immagine tagliata non dà idea del salto di roccia sottostante. Ma se non l’avessi tagliata gli stambecchi non si sarebbero notati.

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2 pensieri su “Stambecchi e momenti

  1. complimenti per le foto!non ho potuto fare a meno di curiosare…
    e gli stessi per il tuo spirito avventuriero..:-)
    un saluto

  2. Beh il senso di mettere immagini e parole online è proprio quello di lanciare un filo di comunicazione verso qualcuno… grazie per i complimenti. :-)

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